*1983www.claudiabreitschmid.com
Claudia Breitschmid negli ultimi anni affianca a una pratica fotografica intesa in maniera più tradizionale una ricerca sulla memoria e sulla sua creazione a partire dall'oggetto fotografia e ciò che lo circonda, gli album, le cornici. Questo lavoro si sviluppa infatti sul recupero di materiale d'archivio e raccolte fotografiche famigliari. Interessata ai meccanismi della memoria e al suo valore collettivo piuttosto che alle singole storie o a una possibile ricostruzione filologica del passato, Claudia Breitschmid crea degli spettri che ritornano.
Il concetto di Hantologie (neologismo creato a partire dal verbo Hanter, ossessionare ma anche infestare) coniato dal filosofo Jacques Derrida nel libro Spectres de Marx definisce: «Uno spettro è allo stesso tempo visibile e invisibile, allo stesso tempo fenomenico e non fenomenico: una traccia che segna anticipatamente il presente della sua assenza. La logica spettrale è di fatto una logica decostruttiva». Per Derrida non solo il passato diventa materia fluida ma perde anche la propria collocazione temporale contrapponendosi a una visione post-moderna vincolata ad una rappresentazione cronologicamente lineare che sottintende un'inizio e una fine della storia quindi un recupero del passato cosciente e preciso.
Le riproduzioni di album vuoti, i volti spesso coperti, il pannello intitolato «Unterschiedliche Gemeinsamkeiten» (similitudini differenti), componenti dell'installazione «Welcome Back» (2011) creano un passato lievemente deformato come l'immagine di uno spettro visibile in trasparenza ma in balia dei fenomeni circostanti. L'unica certezza è che li c'era qualcosa e qui c'è qualcosa. Le installazioni di Claudia Breitschmid arrivano disturbate come il suono trasmesso da una vecchia radio e come il ricordo è: la base inesistente di un futuro possibile.
Regaida Comensoli, 2012